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AstraZeneca scommette sulla ricerca clinica made in Italy: 66,2 milioni nei prossimi tre anni
29.09.2026AstraZeneca, multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese, ha annunciato un piano di investimenti da oltre 66 milioni di euro in Italia nei prossimi tre anni per la ricerca clinica e l'innovazione, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) alla presenza del ministro Adolfo Urso. ll programma, che vede un cofinanziamento di 20 milioni del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Mimit, spazia dalla ricerca clinica alla digital health e coinvolgerà oltre 200 centri sul territorio nazionale. Ne parliamo con Claudio Longo, Country President di Astrazeneca.
Shein crolla dell'11,7% a Hong Kong dopo il calo degli utili
Le azioni di Shein sono crollate dell'11,7% alla Borsa di Hong Kong dopo che il gruppo cinese della moda online ha comunicato un forte calo degli utili trimestrali, NEI SUOI PRIMI RISULTATI FINANZIARI SUCCESSIVI ALLA QUOTAZIONE (avvenuta il 1 settembre), alimentando le preoccupazioni degli investitori per la pressione sui margini e il rallentamento della crescita. Interviene Giulia Crivelli, Il Sole 24 Ore.
Price cap carburanti. Chi è tagliato fuori
Autotrasporto, industria, agricoltura, pesca, cantieri e gli altri utilizzatori che acquistano carburante attraverso il canale all’ingrosso continuano oggi a pagarlo alle normali condizioni di mercato e non beneficiano della calmierazione. Ne parliamo con Cristian Maretti, Presidente Legacoop Agroitticoalimentare.Fiscal drag, con l’inflazione fino a 13 miliardi di maggiore prelievo su dipendenti e pensionati
28.09.2026Il fiscal drag torna a mordere stipendi e pensioni e potrebbe valere fino a quasi 13 miliardi di euro nei prossimi due anni. È quanto emerge dalle nuove simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, aggiornate alle previsioni di giugno della Banca d’Italia. Nello scenario centrale, con un’inflazione prevista al 3,1% nel 2026 e al 2% nel 2027, per un aumento cumulato dei prezzi del 5,2%, il drenaggio fiscale arriverebbe a 8,1 miliardi di euro: circa 6 miliardi a carico dei lavoratori dipendenti e 2 miliardi dei pensionati. Se l’inflazione cumulata salisse al 6%, nello scenario avverso di Bankitalia, il fiscal drag raggiungerebbe 9,35 miliardi, mentre con un aumento dei prezzi dell’8,2%, nello scenario più severo, toccherebbe 12,74 miliardi: 9 miliardi a carico dei lavoratori e quasi 4 dei pensionati. Ne parliamo con Marco Leonardi, professore di Economia all’Università di Milano.
USA, importazioni in aumento (+2,8%), ma calano i turisti europei
Nel 2026 gli europei stanno viaggiando meno negli Stati Uniti rispetto agli anni precedenti (analisi del Corriere sui dati preliminari forniti dalle dogane statunitensi e dall’International Trade Administration). Nei primi otto mesi dell’anno sono arrivati negli USA 6,3 milioni di europei (-936 mila in meno rispetto al 2025). Il calo è dovuto a diversi fattori: politiche di ingresso più rigide, aumento dei prezzi e timori di una recessione globale. Anche gli italiani hanno ridotto i viaggi negli Usa, con un calo del 14,4%, passando dai 694 mila di gennaio-agosto 2025 ai 594 mila di gennaio-ottobre 2026. Al contrario, gli americani continuano a viaggiare in Europa: nei primi sei mesi del 2026 sono stati oltre 10,7 milioni. Questo rappresenta un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione favorisce quindi il turismo europeo, ma penalizza soprattutto le compagnie aeree europee. Le compagnie americane, invece, sono meno colpite perché gran parte dei loro passeggeri transatlantici parte dagli Stati Uniti. Andiamo dietro la notizia con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com
Assopetroli, se squilibrio si prolunga a rischio operatori indipendenti
Dopo l’annuncio di Eni, anche Italiana Petroli (Ip) ha deciso di fissare un tetto ai prezzi del carburante commercializzato sul mercato italiano. Lo ha annunciato la compagnia azera Socar - che dallo scorso maggio è proprietaria di Ip - che ha specificato che sta studiando anche le modalità per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip. Meloni punta a coinvolgere anche Q8 nella strategia per contenere i prezzi dei carburanti, facendo pressione sul Kuwait per ottenere una riduzione dei prezzi senza ulteriori fondi pubblici. Al contempo, il governo ha convocato per l’8 ottobre le principali società petrolifere, con l’obiettivo di verificare come aumentare la produzione nazionale. Palazzo Chigi auspica che anche altri operatori si uniscano all'iniziativa. Interviene Andrea Rossetti, presidente Assopetroli Assoenergia.- Itinerari previdenziali: il 30% dei contribuenti paga quasi l’80% dell’Irpef
È stato presentato ieri al Cnel, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, l’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, che analizza i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 e fotografa un’Italia caratterizzata da una forte “asimmetria” fiscale: il 30% dei contribuenti italiani, quelli che hanno redditi da 29mila euro a salire, si fa carico di quasi il 79% dell’Irpef, che vale complessivamente poco più di 216 miliardi considerando anche le addizionali. Il carico è concentrato soprattutto sugli 8 milioni di contribuenti che dichiarano nell'aliquota a partire da 35mila euro all’anno – più o meno 2mila euro netti al mese – e versano da soli il 65% di tutta l’imposta. Su 58,9 milioni di abitanti, nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto. Rispetto ai 58,9 milioni di residenti, altri 16,1 milioni non presentano invece alcuna dichiarazione: dentro questa platea ci sono anche minori, familiari a carico e persone senza obbligo dichiarativo. Sommando i due gruppi si arriva ai 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef. Gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale dei contribuenti e pagano il 21,33% di tutta l’Irpef. Il rapporto evidenzia infine forti anomalie tra le categorie: un gioielliere dichiara meno di un insegnante, un ristoratore meno di uno sportellista delle poste e gestire un bar rende meno che guidare un autobus. Tra gli autonomi soggetti agli Isa, oltre la metà della platea ha un punteggio inferiore a 8, la soglia per accedere ai benefici fiscali e premiali dell’Agenzia delle Entrate. Questo non significa automaticamente essere evasori o sotto-dichiaranti, ma indica livelli di affidabilità fiscale inferiori a quelli ritenuti ottimali dall’amministrazione finanziaria. Interviene Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. - Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, il Senato licenzia in via definitiva la legge delega che apre le porte al nucleare sostenibile e che porta la firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il traguardo arriva, non senza qualche stop and go nelle scorse settimane, a undici mesi dalla trasmissione alla Camera del provvedimento dopo il disco verde di Palazzo Chigi. Da dove, a valle dell’ok, giunge immediato il commento della premier Giorgia Meloni: «Scelta coraggiosa e di buon senso, un altro impegno che abbiamo mantenuto». Dopo quasi quarant’anni - quelli trascorsi dal referendum del 1987 che decretò di fatto lo stop all’atomo - «l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare», spiega la presidente del Consiglio che sintetizza il senso dell’operazione «come una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescere con data center e intelligenza artificiale». Di diverso tono, invece, gli interventi dell’opposizione. Dove le critiche maggiori sono targate M5S («è spot che non porta da nessuna parte», osserva l’ex ministro Sergio Costa) e Avs («è strumento di distrazione di massa», sottolinea Angelo Bonelli). Silente il Pd - al netto dell’intervento del senatore Nicola Irto durante le dichiarazioni di voto - per via delle diverse sensibilità dem sul tema. Mentre Carlo Calenda, leader di Azione, conferma la sua posizione a favore del provvedimento votando un «sì convinto» in aula perché, dice, «l’Italia deve tornare al nucleare, di cui è stata protagonista». Il provvedimento esclude, infatti, la riapertura delle centrali tradizionali e spiana la strada esclusivamente ai reattori di piccola e media taglia. Ma, per arrivarci, serve più tempo. Intanto, nell’immediato, la prossima sfida sono i decreti attuativi che dovranno affrontare, soprattutto, i nodi autorizzativi e finanziari, oltre che individuare il perimetro della futura Authority di settore. Nella delega il timing per i decreti è di 12 mesi, ma l’obiettivo è presentarli entro l’anno. Approfondiamo il tema con Fabrizio Fabbri, Amministratore Delegato Ansaldo Energia.
Petrolio a 100 dollari, ma carburanti più cari di quando il greggio ne costava 147
A luglio 2008 il petrolio raggiungeva il suo record storico, con il Brent a 147,5 dollari al barile, mentre in Italia il prezzo medio della benzina era di circa 1,52 euro al litro e quello del gasolio di circa 1,36 euro. Oggi il Brent oscilla invece intorno ai 100 dollari al barile, ma i carburanti sono verso i massimi di sempre: il 21 settembre il diesel costava 2,336 euro al litro in modalità self e la benzina 2,155 euro. Com'è possibile che, a fronte di quotazioni del petrolio molto più basse rispetto a 18 anni fa, i prezzi al distributore siano invece molto più alti? Una prima spiegazione è il cambio euro-dollaro. Le quotazioni del petrolio sono in dollari, mentre i carburanti sono in euro. Nel 2008 la moneta europea raggiunse il suo massimo storico nei confronti del dollaro, circa 1,60 contro gli 1,14 di oggi: a parità di quotazione in dollari, quindi, oggi paghiamo petrolio e prodotti raffinati significativamente di più. Secondo il presidente di Unem Gianni Murano, se oggi beneficiassimo dello stesso cambio del 2008 avremmo prezzi inferiori di circa il 25%. C'è poi l'effetto dell'inflazione accumulata negli ultimi diciotto anni. Il confronto corretto non è infatti soltanto tra prezzi nominali, ma tra potere d'acquisto equivalente: i 147 dollari al barile del 2008 oggi sarebbero quasi 200 dollari. In termini reali, secondo Unem, il prezzo della benzina di oggi è sostanzialmente uguale a quello del 2008: circa 2 euro contro 1,99. Per il gasolio lo scostamento è invece maggiore, circa 13 centesimi in più: 2,10 euro contro 1,97. Ma soprattutto il confronto diretto tra il prezzo del greggio e quello dei carburanti è spesso fuorviante: benzina e gasolio non dipendono soltanto dal costo della materia prima, ma anche dall'andamento dei mercati internazionali dei prodotti raffinati. Ed è proprio qui che oggi si concentra la maggiore pressione. A causa delle guerre si sono ridotti i flussi di prodotti finiti dalla Russia, terzo polo di raffinazione mondiale dopo Stati Uniti e Cina, e dal Medio Oriente. Negli ultimi 15 anni l'Europa ha inoltre chiuso circa il 20% della propria capacità di raffinazione, oltre 30 raffinerie, delegando una parte degli approvvigionamenti alle raffinerie russe, dell'area del Golfo e indiane. Si è così creato un “corto” stimato in 4-5 milioni di barili al giorno di prodotti finiti, l'equivalente dei consumi di Italia e Francia messe insieme, più metà di quelli della Germania. Approfondiamo il tema con Gabriele Masini, direttore di Staffetta Quotidiana - Quotidiano delle fonti di energia.
Usa-Cina: oggi l'atteso vertice Trump-Xi, focus su AI, commercio e Iran
Il presidente statunitense, Donald Trump, e il leader cinese Xi Jinping si incontreranno oggi alla Casa Bianca per colloqui cruciali su commercio, intelligenza artificiale e guerra con l'Iran, tra parate militari e un sontuoso banchetto. Sebbene gli analisti cinesi prevedano in generale che il rapporto personale e gli obiettivi politici dei due leader si tradurranno in un vertice prudente con pochi risultati concreti, il loro ultimo incontro faccia a faccia comporta comunque un reale rischio geopolitico. L'importanza di tale incontro è stata evidente fin dal momento in cui Xi è arrivato, ieri sera, alla Joint Base Andrews, nel Maryland, quando Trump ha dato il benvenuto al leader cinese sulla pista dell'aeroporto: era dal 1962 che un presidente Usa non accoglieva personalmente un leader straniero (al di là di Papa Francesco, undici anni fa) all’atterraggio. L'arrivo di Xi a Washington è coinciso con l'annuncio, da parte del segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, della proroga della tregua commerciale tra i due Paesi, che prevede la riduzione dei dazi reciproci e la rinuncia a nuove restrizioni commerciali. Si tratta della seconda visita di Stato del leader cinese negli Stati uniti e del secondo faccia a faccia tra Xi e Trump nel giro di quattro mesi. I due leader si erano incontrati a Pechino a maggio, durante la visita di Stato del presidente americano in Cina, concordando di lavorare alla costruzione di quella che i due governi hanno definito una “relazione costruttiva di stabilità strategica”. Il vertice di Washington servirà ora a verificare quanto di quella impostazione possa essere tradotto in intese concrete. Già domenica le delegazioni cinese e statunitense hanno avuto "scambi franchi, approfonditi e costruttivi" nel corso delle consultazioni su questioni economiche e commerciali, secondo quanto riferito dall'agenzia statale cinese Xinhua. Il vicepremier cinese He Lifeng, a capo della delegazione cinese, ha incontrato a New York con il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, capo della delegazione USA, e il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer. Bessent ha definito "di grande successo" i colloqui avuti con le controparti cinesi. Parlando ai giornalisti dopo ore di colloqui a New York, ha dichiarato che le due parti hanno concordato di istituire un dialogo sull'AI volto a raggiungere una comprensione comune su obiettivi e minacce, secondo quanto riferisce Bloomberg. Facciamo il punto con Giuliano Noci - Professore ordinario in Ingegneria Economico-Gestionale, insegna Strategia & Marketing presso il Politecnico di Milano. Dal 2011 è Prorettore del Polo territoriale cinese dell'Ateneo milanese - L’Ocse conferma le stime di crescita del Pil globale 2026 al 2,9% e alza quelle dell’Italia allo 0,9%. I numeri sono contenuti nell’aggiornamento delle previsioni economiche, appena pubblicato. Sulla tenuta di questo scenario, pesa però una serie di incognite, che dipendono in larga parte dagli Stati Uniti: i prezzi dell’energia, con la crisi di Hormuz; gli investimenti nell’intelligenza artificiale; i dazi di Donald Trump. Da tradizionale motore della crescita, la più grande economia del mondo, sembra sempre più il principale fattore di rischio. È stimata da Ocse al 2,2% nel 2026 e al 2,1% nel 2027 L’Ocse ha alzato dello 0,4%le stime per l’Italia per il 2026 (0,9%) e ha confermato lo 0,6% indicato per l’anno prossimo. La crescita, spiega Scarpetta, è stata trainata «da consumi delle famiglie e investimenti, anche in parte legati al Pnrr. C’è stata quindi una domanda interna abbastanza forte». Ne parliamo con Stefano Scarpetta, capo economista dell'Ocse e Riccardo Trezzi, insegnante di macroeconomia all'Università di Pavia e coordina il centro di ricerca Underlying Inflation.
Marco Tronchetti Provera rafforza il controllo su Pirelli, salendo al 29,9% del capitale
La catena di controllo che fa capo al presidente Marco Tronchetti Provera, acquista un ulteriore 3,34% di Pirelli e dal 26,6% circa, che poteva vantare da quest'estate, sale al 29,9% del gruppo degli pneumatici, consolidando il ruolo di primo azionista, davanti alla cinese Sinochem (20,1%) e alla ceca Lumina Crown di Michal Strnad, proprietario del gruppo industriale Csg, che a fine luglio ha acquistato una quota del 14% ceduta dalla stessa Sinochem per una cifra vicina al miliardo di euro. Il gruppo che fa capo a Marco Tronchetti Provera ha di fatto raddoppiato la quota che possedeva nel 2017 al momento del ritorno di Pirelli in Piazza Affari, attraverso operazioni sul mercato, oltre che con l'acquisto due anni fa del residuo 2,2% detenuto dal fondo statale cinese Silk Road Fund e del 2,5% disinvestito dalla Brembo. A seguito di questa operazione, le società che fanno capo a MTP spa arrivano quindi a detenere circa il 29,9% di Pirelli, la soglia limite prima dell'obbligo di lancio di un'Offerta pubblica d'acquisto, «rinsaldando così - si legge in una nota - il ruolo di Camfin e MTP SpA quali azionisti stabili e ribadendo la fiducia e l'impegno nel sostenere i progetti industriali di Pirelli». Intanto, sul fronte industriale, Pirelli ha varato ieri un piano di investimento per circa 1 miliardo di euro (circa 1,2 miliardi di dollari), finalizzato all'ampliamento dello stabilimento di Rome in Georgia, già dedicato alle soluzioni tecnologicamente più avanzate per il mercato statunitense. Approfondiamo il tema con Chiara De Michele, Radiocor.
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Über Focus economia
Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.
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