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    PNRR e poi? Il Centro Nazionale RNA & Gene therapy

    12.2.2026
    Continua con questa puntata il viaggio di Smart City nel PNRR per la ricerca. A pochi mesi dalla chiusura del piano, quale eredità lascia il PNRR al sistema dell'innovazione e della ricerca, e come viene gestita? Oggi parliamo del Centro Nazionale RNA & Gene therapy, uno dei cinque centri nazionali per la ricerca costituiti nel 2022 dal MIUR con fondi PNRR pari a 320 milioni di euro. Il centro lavora su due filoni terapeutici su cui ci sono enormi aspettative; una medicina di frontiera con una lunga storia di ricerca scientifica ma un approdo solo recente alla pratica clinica/medica, con moltissime diramazioni. Per citare le più importanti: malattie genetiche e metaboliche, vaccini, lotta al cancro. In tutti questi ambiti, le terapie geniche e a RNA hanno da offrire un ventaglio di approcci terapeutici semplicemente inesistente fino a pochi anni fa. Ne parliamo con Rosario Rizzuto, Presidente del Centro Nazionale per la Terapia Genica e i Farmaci con Tecnologia a RNA; medico e professore di Patologia Generale; già Rettore dell'Università di Padova.
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    PNRR e poi? Il Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing

    11.2.2026
    Questa sera andiamo al Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing (CN-HPC), uno dei cinque nati su altrettante tematiche considerate di interesse strategico per il Paese, costituiti nel 2022 grazie a una dotazione di fondi provenienti dal PNRR. Questo centro nazionale, nello specifico, coordina una serie di competenze e infrastrutture di calcolo e supercalcolo, che afferiscono a varie università e centri di ricerca disseminati nel paese, tra atenei come il Politecnico di Milano e l'Università di Bari e istituti di ricerca come l'INFN e il CNR (che coordina l'iniziativa). Scopo del centro è offrire accesso a queste risorse a PMI, università e centri di ricerca che tipicamente non ne posseggono di propri, e di promuovere l'innovazione. Ne parliamo con Antonio Zoccoli, professore di Fisica presso l'Università degli Studi di Bologna e Presidente della Fondazione ICSC - Centro Nazionale di Ricerca in High-Performance Computing, Big Data e Quantum Computing.
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    PNRR e poi? Agritech, il Centro Nazionale per le tecnologie agricole

    10.2.2026
    Quale eredità lascerà il PNRR al mondo della ricerca e dell'innovazione italiana? Oggi un nuovo capitolo del viaggio che stiamo intraprendendo, nel tentativo di rispondere a questa domanda. Andiamo a Napoli, dove con un finanziamento da 344 milioni di euro è nato uno dei cinque Centri nazionali per la ricerca: Agritech, il Centro Nazionale per le Tecnologie Agricole, coordinato dall'Università di Napoli Federico II. Come per tutti i Centri Nazionali, Agritech ha soprattutto una funzione di coordinamento degli sforzi di una serie di soggetti come università, imprese e centri di ricerca, intorno a un obiettivo strategico comune. Nello specifico caso parliamo di robot, sensori, modelli previsionali e big data in agricoltura, per affrontare sfide come il cambiamento climatico e aumentare la salubrità dei cibi, evitando la "chimica" dove possibile. Ne parliamo con Matteo Lorito, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente di Agritech.
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    PNRR e poi? Un'occasione sprecata a metà

    09.2.2026
    Continua il nostro speciale dedicato al destino della ricerca scientifica in Italia a valle del PNRR, che come tutti sanno si conclude quest'anno. Circa 12 miliardi di fondi straordinari provenienti dal PNRR hanno infatti permesso al mondo - pubblico e privato - della ricerca italiana di fare uno scatto in avanti, sia in termini di apparecchiature e infrastrutture, sia in termini di competenze. Un'accelerazione che, tuttavia, ha senso se poi si riesce a mantenere una velocità più elevata di prima. E il rischio è proprio questo: che, con la fine dei fondi PNRR, la ricerca in Italia torni al punto di partenza, con un rinnovato "parco macchine", ma senza i piloti e i meccanici per poterlo impiegare. Ne parliamo con Elisabetta Cerbai, professoressa di Farmacologia presso l'Università di Firenze e membro del Consiglio di amministrazione del CNR.
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    PNRR e poi? I conti in tasca alla ricerca con la fine del piano di resilienza - Parte 2

    05.2.2026
    Questa seconda puntata dello speciale "PNRR e poi?", con cui stiamo cercando di capire che eredità ha lasciato il PNRR al mondo della ricerca italiana e cosa si prospetta con la fine dei fondi. Nella puntata precedente abbiamo cercato di ricostruire i numeri dell'ondata di investimenti e di assunzioni, e di capire quanti contratti a termine del PNRR potranno essere stabilizzati all'interno del sistema di ricerca. Come abbiamo visto, lo scenario non è confortante: nel solo mondo universitario sono stati assunti almeno 5000 nuovi ricercatori, mentre comprendendo tutti gli istituti di ricerca (come CNR, ENEA, ecc.) la stima è di almeno 10 mila ricercatori. L'obiettivo era di stabilizzarne circa il 40%, ma con gli 11 milioni di euro finora stanziati dal Governo per stabilizzare gli oltre 12 miliardi di investimenti fatti col PNRR sarà difficile arrivare al 2%. Cosa ne sarà degli altri? C'è il rischio di "fuga di cervelli" e che nuove apparecchiature restino ferme per carenza di personale? Continuiamo a parlarne con Gilberto Turati, professore di Scienza delle Finanze presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, vice-direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Presidente della Società Italiana di Economia Pubblica.

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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.Scopri il podcast originale Smart City XL
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